Nel 2021 ancora più forti. Il patròn: «La nostra è la manifestazione cicloturistica più longeva a livello regionale. Quasi
tutti gli iscritti hanno confermato la lo loro presenza e anche gli sponsor ci sosterranno.

 

Simon Kofler è uomo di sport e di finanza. Parla correntemente italiano, tedesco e inglese e si è fatto le ossa nella “City” prima di tornare a Bolzano dove riveste un ruolo di primo piano in una importante banca d’affari. È appassionato di sport e soprattutto di ciclismo e il fisico asciutto ne è la controprova anche se non supera i tremila chilometri all’anno. Non pedala tantissimo ma soprattutto fa pedalare gli altri e da qualche anno è in sella al Giro delle Dolomiti, la più longeva manifestazione cicloturistica regionale nata nel 1955 e che Kofler ha ereditato dall’Ussa.

 

Simon Kofler, il Giro delle Dolomiti è stata la prima manifestazione ad alzare bandiera bianca per l’emergenza Coronavirus…

Sì, abbiamo rotto il ghiaccio se così si può dire. Abbiamo un rapporto molto stretto con i nostri iscritti e allora abbiamo fatto un sondaggio tra di loro e percepito che c’era molta preoccupazione per cui alla fine abbiamo optato per rinviare tutto al 2021. Avevamo preso anche in considerazione l’ipotesi di spostare tutto a settembre ma c’era la concomitanza con la scuola e la nostra è una manifestazione che coinvolge le famiglie e poi a settembre non è facile trovare una settimana con il bel tempo sulle nostre montagne. E allora appuntamento dal 25 al 31 luglio 2021.

Peccato perchè sarebbe stata l’edizione numero 44

Esatto, la più antica della manifestazioni del settore che ha saputo resistere a mille difficoltà e che supererà anche questa.

Lo dice con grande convinzione eppure l’emergenza e soprattutto la crisi economica che ne deriverà metteranno a rischio molte manifestazoni…

Lo dico a ragion veduta. È chiaro che molte manifestazioni saranno costrette a ridimensionarsi se non a chiudere perchè gli sponsor avranno meno disponibilità e selezioneranno gli eventi così come i partecipanti che faranno una scrematura. Resisterà chi riuscirà ad esprimere un messaggio chiaro, preciso, a proporsi con una sua identità. Il Giro delle Dolomiti ha un identikit preciso: si sviluppa per più giorni è riservato agli amatori ed è organizzato professionalmente con una struttura di supporto, l’assistenza tecnica e medica e la lingua ufficiale è quella inglese. Insomma, il cicloturista che partecipa al nostro Giro si sente un piccolo
professionista.

Il Giro delle Dolomiti ha un suo parterre di fedelissimi…

Sì, abbiano ciclisti da tutto il mondo: Stati Uniti, Australia, Colombia, Russia e ovviamente da tutta Europa e proprio per l’unicità del nostro progetto. Abbiamo deciso di restituire immediatamente la quota di iscrizione ma l’ottanta per cento deciso di lasciarcela per il 2021 e questo è un bel segnale di fiducia.

Gli sponsor non vi hanno abbandonato?

Abbiamo contattato subito le aziende che hanno già rinnovato il loro impiego per il prossimo anno e questo per noi è un attestato importante perchè ci permette di pianificare il futuro con una certa tranquillità.

Come cambierà il ciclismo con il coronavirus?

Beh lo stiamo vedendo già con i primi allenamenti con gli atleti che tengono le distanze e usano le mascherine.

Sì, ma la corsa è un’altra cosa, c’è il gruppo, ci sono le scie, gli scatti…

Credo che con il tempo la situazione migliorerà e conseguentemente anche il livello di protezione e di attenzione calerà. È nella natura delle cose anche se le regole dovranno sempre essere rispettate.

Eppoi mancherà il pubblico che è un traino non indifferente…

Quello sì e lo vediamo nel nostro piccolo anche al passaggio dei nostri girini. C’è sempre molta gente a guardare ma ovviamente dovremo convivere per un po’ con questa situazione.

Il Giro delle Dolomiti è uno spot per la bicicletta e per il turismo…

È il nostro motto. Lo sport fa bene alla salute fisica e mentale e andrà incentivato sempre di più ed il turismo di domani dovrà saper coniugare appunto l’attività sportiva con quella turistica. Non è un caso se il governo ha deciso di stanziare degli incentivi per l’acquisto delle biciclette.

Lei è anche uomo di finanza: come cambierà lo sport a livello professionistico?

Sicuramente ci sarà ancora più attenzione a livello di costi e se verrà meno per un po’ di tempo dell’apporto degli incassi del botteghino sarà inevitabile una politica di contenimento delle uscite. Le società però dovranno prepararsi al meglio, sviluppare anche creatività e fantasia de magari diversificare i programmi.

E gli atleti?

Dovranno fare la oro parte con una riduzione degli ingaggi. Sarà inevitabile ma io credo che nel giro di un paio di anni la situazione si risolleverà soprattutto se non ci saranno più problemi sanitari.

Quest’anno la stagione è partita in ritardo: riuscirà a superare i tremila chilometri sui pedali?

Non lo so, ma ci provo di sicuro.

 

source: Alto Adige del 10.05.2020, link